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Regione Valle d'Aosta
La Storia

Abitata fin dal Neolitico, la Valle fu occupata dai Celti che si integrarono con le popolazioni locali dando luogo ad un nuovo popolo: i Salassi.
Questi ultimi furono protagonisti di numerosi e violenti scontri con i Romani che, durante il II e il I secolo a.C., tentarono di espandere il loro dominio sul territorio che confinava con la Gallia e l’Elvetia, entrambe obiettivo di conquista dell’Impero Romano. Nel 25 a.C. l’esercito romano ebbe la meglio e Aulo Terenzio Varrone Murena (luogotenente di Augusto) fondò la colonia che prese il nome di "Augusta Praetoria" dove oggi si trova la città di Aosta.
La dominazione dei romani lasciò segni notevolissimi nell’arte come nella trasformazione del territorio. Ne sono un esempio: la costruzione della grande strada che, attraverso ponti, colossali costruzioni murarie e tagli delle rupi, portava da Ivrea al Piccolo San Bernardo risalendo tutta la valle; la costruzione della stessa città di Aosta che, seguendo le regole utilizzate per gli accampamenti militari, si rivelò un vero e proprio monumento ai concetti urbanistici dei romani.
A partire dalla fine del V secolo, tentarono di conquistare il territorio i Burgundi, gli Ostrogoti, i Bizantini e i Longobardi, poi (nel 575) la valle venne ceduta ai Franchi di Pipino il Breve giunti da questi valichi per cacciare i Longobardi dall’Italia Settentrionale. Carlo Magno fece arrivare fino qui la Via Francigena che collegava Roma ad Aquisgrana, affrontando il Col Ferret. Dopo il crollo dell’Impero Carolingio (888) la valle fece parte del regno di Borgogna e rimase tale fin dopo il Mille. Nel 1025, era Conte di Aosta Umberto Biancamano, nominato dall’Imperatore Corrado I Salico e capostipite della famiglia Savoia.
In origine, il dominio dei Savoia fu essenzialmente interessato al controllo dei valichi (soprattutto il Grande e il piccolo San Bernardo) a causa del forte introito che davano i pedaggi e successivamente per il valore strategico, militare e politico che questi ricoprirono. Il predominio su tutto il territorio fu raggiunto stringendo legami di parentela o concedendo privilegi alle comunità urbane e rurali, evitando che il territorio cadesse in mano a feudatari ribelli.
Fu così che Tommaso I Savoia realizzò la Charta Libertatis (1191), ovvero un insieme di accordi bilaterali intesi a conservare ampi margini di autonomia alla città di Aosta e successivamente anche alle altre cittadine più importanti della Valle, assoggettando alle proprie regole tutti i vassalli che ne traevano, a loro volta, vantaggi. L’accordo fu rispettato per i successivi tre secoli.
In quel periodo furono costruiti numerosi castelli (gran parte dei quali è ancora visibili) a difesa delle posizioni più difficili e rischiose del territorio.
All’inizio del XIV secolo la Valle divenne Ducato. Anche quando finì la potenza delle famiglie proprietarie dei feudi più ampi, la Valle conservò un’individualità che si espresse nella scelta di una lingua diversa (francese) e in un regime politico e giuridico particolare.
La particolarità più rilevante di questo regime fu il fatto che le regole e le consuetudini venivano tramandate verbalmente; fu solo nel 1588 che vennero raccolte per iscritto su richiesta della popolazione e con il consenso di Emanuele Filiberto. La struttura portante del governo era rappresentata dall’Assemblea che doveva essenzialmente deliberare l’ammontare del "donativo" che la popolazione doveva versare ai Conti per il governo del territorio.
Nell’Assemblea avrebbero dovuto essere rappresentati tre Stati, ovvero: i nobili, gli ecclesiastici e i borghesi (intesi come abitanti del borgo). In realtà vi prendevano parte i numerosi "pari" (coloro che, rispetto ai superiori Savoia, erano vassalli posti tutti sullo stesso grado della scala gerarchica feudale), gli altrettanto numerosi castellani, i "non pari", i "consuetudinari" (esperti delle consuetudini tramandate oralmente), sindaci e deputati di varie comunità (riuniti sotto il nome di "popolo") che però non erano autorizzati ad assistere e intervenire alle Assemblee.
Altre istituzioni ancora più antiche dell’Assemblea e che furono mantenute a lungo sono: la Cour des connaissances e il Conseil des Commis che servivano a dirimere cause importanti, a ricevere l’omaggio di fedeltà e a riscuotere ammende e tasse. Inoltre, l’Udienza dei pari valdostani, dava a tutti gli uomini liberi (e non solo ai pari) il diritto di essere giudicati da appartenenti alla loro stessa categoria sociale.
Queste riunioni si verificavano alla presenza del conte sabaudo e dei suoi consiglieri, periodicamente, in occasioni particolari e soprattutto per risolvere rivalità gravi fra i signori locali, che potevano dar luogo alle faide (guerre private). Le Assemblee continuarono fino alla metà del XIX secolo costituendo le basi dell’autonomia moderna.
Le convocazioni erano inizialmente irregolari, anche più volte in un anno oppure ogni due anni; a partire dal XVII secolo si fecero più rare e nel XVIII secolo avvennero regolarmente ogni sei anni. L’ultima si verificò nel 1766.
Nel XVI secolo la valle visse un momento cruciale con l’invasione francese dei domini sabaudi, l’epidemia di peste e la propaganda calvinista che premeva alle porte del paese. L’Assemblea che venne riunita in quell’occasione (1536), in assenza del duca di Savoia e del governatore, deliberò di rimanere fedele a costo della morte alla religione cattolica e al duca di Savoia, proteggendo e difendendo la cosa pubblica e il paese.
Certamente molti valvassori avrebbero voluto approfittare di quel momento per affermare la loro volontà separatista, ma il documento stilato al termine della riunione risulta privo di discussioni e rappresenta da un lato la maturità politica, la fedeltàù;, lo spirito di sacrificio dei valdostani; dall’altro lato, rappresenta il reale punto d’origine della prolungata benevolenza e dei privilegi accordati dalla famiglia Savoia a questa popolazione.
La situazione cominciò a peggiorare quando una delle cariche più importanti del paese si concentrò nelle mani di poche famiglie del capoluogo e di una cerchia ristretta di feudatari, diventando in pratica una carica ereditaria che assicurava i privilegi ad una classe sociale.
Spese eccessive e ingiustificate, a scapito di spese necessarie e urgenti, abusi in campo giudiziario, giudici scelti senza garanzie di onestà e capacità, processi di appello moltiplicati all’infinito, insieme alle inondazioni della Dora, ai danni provocati dalle truppe di passaggio, dalle guerre, dagli incendi e da altre calamità naturali, portarono ad una notevole diminuzione della popolazione residente nella Valle.
Nel 1773, venne avviata dal Duca una profonda ristrutturazione del sistema di governo che portò parallelamente ad una centralizzazione dei poteri nelle mani dei Savoia. Lo sfruttamento delle risorse minerarie e l’istituzione delle scuole furono importanti ma non decisivi per il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche. La Valle fu incorporata nella Repubblica francese a seguito dell’arrivo delle truppe rivoluzionarie che occuparono il territorio nel 1796 e, fra il 1804 e il 1814, fece parte dell’Impero francese.
Furono il Congresso di Vienna e la Restaurazione a restituirla al Regno di Sardegna e quindi alla famiglia Savoia.
La proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e i successivi conflitti risorgimentali e la Prima Guerra Mondiale rappresentarono un periodo particolarmente difficile per la Valle, sia in campo politico che economico.
La Valle d’Aosta fu eretta a Provincia alla fine del 1926 ma la popolazione si trovò ad affrontare, con il fascismo, anche un processo di italianizzazione forzata che mise a tacere per un ventennio le aspirazioni autonomiste. La situazione globale era tale da spingere molti ad emigrare, ma questo non impedì al movimento autonomista di crescere e di riorganizzarsi durante la lotta partigiana, affermandosi in particolare con la dichiarazione di Chivasso del 1943 e con la relazione di Federico Chabod nel 1944, presentata al Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia dal quale fu emanata una prima proposta concreta di Statuto Autonomo della Regione.
Il progetto trovò una prima approvazione nei decreti legge del 1945 che portarono alla costituzione della Valle d’Aosta in Regione autonoma (1948) riconoscendole agevolazioni economiche e tributarie. L’ottima organizzazione delle attività legate al turismo di montagna ha in seguito contribuito in modo determinante alla ripresa economica di questa splendida valle.

Nota della Redazione di Info Turismo Italia
la sintesi storica qui pubblicata deriva da ricerca diretta su testi storici e bibliografici, ferma comunque ogni disponibilità per approfondimenti ed ampliamenti da parte di chi fosse direttamente interessato sia a livello personale che istituzionale. Per ogni rilievo o puntualizzazione si prega indirizzare a:



 

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